Formaldeide

Io dicevo, tu dicevi, si rideva,
tutto è andato avanti così
come quando una goccia cade dopo un’altra, continuamente
e si chiama pioggia.
Intanto, in mezzo, succedevano bicchieri,
libri, e carezze
da riempire un intero pozzo. Anzi, due.

Niente di straordinario, a pensarci bene.
Solo cose che fanno sembrare ancora vivi
certi sogni.

Tuttavia, non piove mai per sempre
e mai sulla gola asciutta.

Placebo

Nel cilindro del mago
ci stavamo proprio tutti.
Eravamo io, il mago, la giostra
e tutti i conigli del mondo
Altri metri scandivano distanze,
le altalene che sgambettavano
sogni.
E per effetto placebo
un bacio guariva le voragini
dell’abbandono.

Ma solo nel cilindro, però.

Vertigini

Dice che all’inizio sia persino piacevole
il calore, la forza fragile alla pupilla
e tutti quegli xantelasmi da scalare
arrivando la luce, in fondo.

Dice che all’inizio sia così.

È solo dopo che le cose si complicano,
solo quando gli occhi si abituano al buio
e il precipizio lo vedi, inesorabile,
appena un passo oltre le ciglia.

Qualcuno vi ha lanciato dentro
una valigia piena di baci
ed è fuggito via

con la scusa urgente
della gatta da pelare.

Dream on

E niente, ci sono state cose semplici
un caffè, il bagno condiviso
io mi truccavo e tu ti radevi la barba.
Hai detto quella cosa buffa
sul mio naso, ho riso, ho riso tanto
e poi, mi hai anche fatto una carezza
che era una cosa dolce, dolcissima.
Mi hai avvertita che avresti fatto tardi,
lo hai fatto mentre mi baciavi le tempie.

Ma che tornavi. Certo che tornavi.

E anche stavolta, è suonata la sveglia
che avevo ancora la bocca sporca di sogno.
Ho bevuto il caffè, mi sono preparata
e allo specchio mi sono fatta quella carezza.

Ma con gli occhi chiusi.

32°F

Prescindere dai fatti
ormai, mi è impossibile:
le parole bucate, gli spifferi facili
le bocche prensili alla noia

e l’ennesimo inverno da ingoiare
tenendo ben chiusi gli occhi
prima che nevichi.

L’acciaio, il freddo
e la rottura fragile delle cose.

Bellafiore, Dolcedisale e le Lucciole.

dolcedisale
disegno di Michaela D’Astuto

Certo che non si può dire sprecato
il tempo speso ad inseguire le lucciole.
Anche se scopri che amano una volta sola.
E poi muoiono.
Non soltanto per questo
Bellafiore stava chiusa in gabbia
come ogni angelo che si rispetti.
Tutti i giorni che stanno nel calendario.
E non batteva mai ciglia.
Semmai sedeva solitudini inattese.
Improvvise. E, solo talvolta, frignava.
Ma null’altro.
Di una compostezza che neanche una Madonna.
Neanche una madonna.
Dolcedisale, d’altro canto
dal suo cantuccio accovacciato di nuvole
sciorinava un fare di donna
ma senza la coscienza. Tanto poi
a rimediare si pensa sempre.
Si cotonava i capelli
con l’ammoniaca, sperando un giorno
arrivassero – maledette loro –
sperando. Ma non si fecero vive, mai.
Le lucciole, intendo.
E fu decisamente un bene.
Tanto, lei, mica lo sapeva.

Cronache di un Autunno

Sono successe cose, piccole cose

la linea storta sugli occhi
il traffico bloccato, i panni sporchi,
la spia rossa, il buco nero.

Si è anche fulminata una lampadina
ma me l’hanno dovuto dire.

Sono successe cose, sono successe anche se
ho respirato il giusto, senza esagerare
ho parlato pochissimo, lo giuro, quasi niente.
ma sono successe.

E ci sono anche novità, tipo
chiudere il sorriso per inventario
riparare la crepa delle notti, ché qui piove spesso
e sempre da dentro.

E infine, provare a scrivere il mio nome
sulla lista delle cose urgenti da sistemare
sul post-it del frigo.