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La mia scarpiera trabocca di scarpe.
Scarpe nuove, mai usate
scarpe che ho comprato con la precisa intenzione
di fare diventare passi
ma che passi non sono mai diventate.
Le conservo tutte
vergini come il primo giorno

quando erano ancora un sogno
che poteva divenire

ma che non ha mai imparato a camminare.

Tuttavia,

, ci sono cose che non possono tornare
se non sono mai state che altrove.
Intanto, è marzo, il vento taglia
i silenzi imbastiti sulle bocche,
i fiori spingono forte e, vedi,

mi piace parlare con te
ma ho una paura fragile da curare e
questo sogno non ha superato la notte

e precipita, continuamente, nuvole di zucchero
come se non avesse occhi.
Come se questo non fosse un cerchio

e al centro
il punto esatto dal quale fuggimmo.
ognuno un raggio di luce
sullo stesso, identico, diametro.

Formaldeide

Io dicevo, tu dicevi, si rideva,
tutto è andato avanti così
come quando una goccia cade dopo un’altra, continuamente
e si chiama pioggia.
Intanto, in mezzo, succedevano bicchieri,
libri, e carezze
da riempire un intero pozzo. Anzi, due.

Niente di straordinario, a pensarci bene.
Solo cose che fanno sembrare ancora vivi
certi sogni.

Tuttavia, non piove mai per sempre
e mai sulla gola asciutta.

Placebo

Nel cilindro del mago
ci stavamo proprio tutti.
Eravamo io, il mago, la giostra
e tutti i conigli del mondo
Altri metri scandivano distanze,
le altalene che sgambettavano
sogni.
E per effetto placebo
un bacio guariva le voragini
dell’abbandono.

Ma solo nel cilindro, però.

Perimetri

circC’è stato il vento,
la porta chiusa, l’asola slabbrata,
il fischio del treno andato
e tutte le volte
ho finito col ritrovarmi
sopra il mio passo
perplessa come una pietra
a contare con le dita
quanti giri, ancora,
dovessi compiere tutt’intorno
alle mie circonferenze
prima di imboccare la tangente.

Vertigini

Dice che all’inizio sia persino piacevole
il calore, la forza fragile alla pupilla
e tutti quegli xantelasmi da scalare
arrivando la luce, in fondo.

Dice che all’inizio sia così.

È solo dopo che le cose si complicano,
solo quando gli occhi si abituano al buio
e il precipizio lo vedi, inesorabile,
appena un passo oltre le ciglia.

Qualcuno vi ha lanciato dentro
una valigia piena di baci
ed è fuggito via

con la scusa urgente
della gatta da pelare.

Dream on

E niente, ci sono state cose semplici
un caffè, il bagno condiviso
io mi truccavo e tu ti radevi la barba.
Hai detto quella cosa buffa
sul mio naso, ho riso, ho riso tanto
e poi, mi hai anche fatto una carezza
che era una cosa dolce, dolcissima.
Mi hai avvertita che avresti fatto tardi,
lo hai fatto mentre mi baciavi le tempie.

Ma che tornavi. Certo che tornavi.

E anche stavolta, è suonata la sveglia
che avevo ancora la bocca sporca di sogno.
Ho bevuto il caffè, mi sono preparata
e allo specchio mi sono fatta quella carezza.

Ma con gli occhi chiusi.

32°F

Prescindere dai fatti
ormai, mi è impossibile:
le parole bucate, gli spifferi facili
le bocche prensili alla noia

e l’ennesimo inverno da ingoiare
tenendo ben chiusi gli occhi
prima che nevichi.

L’acciaio, il freddo
e la rottura fragile delle cose.