Φ

Una macchia d’olio si espande
mangiando i margini
e tutte le appendici

Ricordo che c’era un vaso sulla mensola
qualcosa che non cadeva
se non respiravi
e fiori di plastica ovunque
– casomai la sete –

Eppure il vuoto allarga le bocca
e si mangia viva ogni carezza rimasta. E resta.

Pensavo fosse un sogno e invece era Eternit

Sembra una mattina qualunque
quella di oggi
un sole d’inverno mezzo sbiadito
che quasi piove
Ma se guardi le finestre
vedi che stanno tutte
con la bocca chiusa
e gli alberi sembrano stanchi.
Il coraggio – si sa –
è una questione di sintesi.
Deve essere morto qualcosa
che stava dentro il cuore a tutti.
Come un sogno.
Accade anche alle migliori città.
Io anche, ho avuto un uomo
che ha fatto fare la stessa fine
ai miei.
Colpa mia che ci avevo creduto
e di quelle fioriere – eterne
come un paradiso.

Saldi Privati

Non sai mai cosa ti riserva una strada.

Così, mentre andavo,
che la luce si faceva scura,
ho trovato la pace dei mignoli
dentro una vetrina:
aveva preso le sembianze di un vestito
annisettanta
come quelli di mia madre, giovanissima
e io dentidilatte, capelli lunghilunghi,
un cavalluccio rosso, anzi, due
e se conto fino a venti faccio tana e
“ah! se vi prendo!”

Un vestito, dicevo
ultimo in saldo, ultimo giorno,
ultima taglia. Così, l’ho comprato
cinque euro e passalapaura e
l’ho chiamato speranza

perché adesso non mi va,
ma se dimagrisco …

Geometrie

Ho sempre trovato grande conforto
nelle geometria:
un quadrato di casa
il cerchio perfetto di un abbraccio
una retta da percorrere
che diventa un luogo
se compreso fra due suoi punti.

Tuttavia succede che la geometria
sia altrove
e allora, niente, mi accontento come posso
e spesso conto
uno due tre quattro
e ricomincio, all’infinito

tanto che se ne sentirebbe l’eco
se almeno qualcuno mi fosse prossimo
o vicino.
Se non addirittura dentro.

Conserve nel vento

Sto dentro un boccaccio di vetro
pieno fino all’orlo, ostaggio del vento

perché l’alternativa era
respirare con moderazione
quando fosse tramontana.

E dire che ci ho provato: trattenevo
e trattenevo, ma spesso cedevo
al lusso di un urlo. E l’urlo, si sa,
esige ossigeno, più del dovuto
e rilascia anidridi di colpe.

E quindi, qui dentro, resto
senza la puntuale ispezione delle lancette
senza l’inventario del disordine
senza sospiri, polvere. Senza.

Sperando, certamente,
il boccaccio, sperando che non cada.

(tutta dedicata a Taranto e al wind day)

TACE

Certo è
che non si finisce mai di imparare.
Per esempio, fino ad un mese fa
nel mio microscopico mondo
una lesione era una crepa
o una frattura,
tutt’al più, un danno.
Non di certo un eufemismo.

Come anche, ero convinta,
che TACE
fosse soltanto una voce che non dice.
Mica una specie di sorte.

Caporetto

In questa città sono arrivati gli sciacalli
nelle ultime settimane
certi di trovare terra bruciata
e sogni da rapinare, anche
nel ventre ancora caldo.

Puzzavano di povertà
nei cuori fradici d’assenza.

Ma hanno trovato solo miele e api
e fiori che facevano figli e
primavere.

E hanno finito con l’andare via
col cazzo in mezzo alle gambe

e testa bassa.