Scolorina capelli di buio

In questo cantuccio di vuoto
mi lascio trafiggere dal buio
silenzio dopo silenzio.
Fortuna che mi scherma dal mondo
un muro abbastanza alto
da nascondere la disperazione
agli occhi dei passanti.
Il giusto compromesso
fra sorridere o
morire.  E resto, irrimediabilmente,
resto
a guardare il mio nome
lasciarsi consumare da un bianchetto.

Achille 2.0

Da qualche parte
qualcuno brucia sigari e vite.

Altri forse sbadigliano
e magari fosse per la noia

e fuorionda, io
dietro tutto questo andare
che ostinavo la fretta delle madri sui talloni.

E Achille, banalmente,
era tutta un’altra storia.

Giochi innocenti

Conto le mosche
che mi girano sulla testa.
Quelle pari le lascio
confondersi col ronzio delle mie paure
quelle dispari, invece, le ingoio
ancora vive.

non prima di aver finto
di averle ascoltate.

TicTacTicTacTicTac

Ci sarebbe da dire, da fare.
Tuttavia il bicchiere a tavola
è ancora mezzo pieno
mezzo vuoto
e le lancette battono la lingua
sul solito dente.
Aspetterò il tempo necessario
alle anidridi di non avvelenarmi
e poi ogni cosa tornerà dove era prima.
Inutilmente.

Frattale

Raccolgo,
continuamente raccolgo qualcosa di te:
dietro l’angolo, dentro il cassetto,
nella federa nascosta della borsa.
Anche se sto ferma, in verità,
e non respiro

ma semplicemente mi gratto la testa
e sorrido con la tua bocca.

Luglio Millenovecentonovantanove

C’è un luglio millenovecentonovantanove
in questo tramonto sfilato
sulle spalle di lino nero

l’orto di mia zia fresco di limoni e di basilico
mia madre, lou-lou, oui c’est moi, dietro le orecchie
mio padre in grigio perla di cravatta

e i miei occhi, gli ultimi dietro l’obiettivo
di una bambina che non ha più ginocchia
da sbucciare.

Stramaledette loro

Già cadono
e questo è il fatto

anche se il sole imbroglia
le carte sul tavolo
loro – maledette foglie –
già cadono

anche se la formica ancora cerca
briciole di fame
e l’orso gioca nei silenzi della controra

loro – disgraziatissime
già cadono

E’ che mi ero lasciata distrarre
dalle abitudini, dai soliti spari
le solite guerre
e – semplicemente – non realizzavo
che il grillo ormai tace
se non per dire
.addio.

sempre mentre loro,
stramaledette loro, inesorabili,
già cadono

Φ

Una macchia d’olio si espande
mangiando i margini
e tutte le appendici

Ricordo che c’era un vaso sulla mensola
qualcosa che non cadeva
se non respiravi
e fiori di plastica ovunque
– casomai la sete –

Eppure il vuoto allarga le bocca
e si mangia viva ogni carezza rimasta. E resta.